Puoi restare sul dominio forte, ma se sei un ospite, Google può smettere di trattarti come parte del sito e di prestarti la sua reputazione.

A prima vista potrebbe quasi sembrare una buona notizia.

Dal 30 agosto 2026 Google cambia il modo in cui applica la Site Reputation Abuse nello Spazio Economico Europeo: le azioni manuali potranno ancora essere assegnate e comparire in Search Console, ma non avranno effetti diretti sui risultati mostrati agli utenti della EEA.

Che succede quindi? Perché non è un tana libera tutti.

Google ha spostato il problema qualche metro più in là: invece di penalizzare direttamente la sezione, può decidere di separarla dal resto del dominio nei propri sistemi di ranking.

Ora quindi, se una parte del sito viene considerata abbastanza indipendente da ciò che la ospita, Google può smettere progressivamente di valutarla come una normale estensione del dominio principale.

In pratica, puoi restare dentro il dominio forte. Ma Google può smettere di considerare quella forza come un motivo valido per posizionarti.

Il bersaglio resta la parasite SEO

La Site Reputation Abuse riguarda soprattutto un meccanismo molto semplice: pubblicare contenuti su un dominio forte per ottenere un vantaggio di ranking che sarebbe molto più difficile conquistare partendo da zero.

Gli esempi sono quelli che conosciamo:

quotidianoquotatissimo.it/casino/

portaleautorevole.it/partner/

magazine.it/codici-sconto/

Il problema non è che il contenuto arrivi da un soggetto esterno. Google non vieta collaborazioni, contenuti sponsorizzati, affiliate marketing o sezioni realizzate con partner.
Chiediamoci, però: quel contenuto si trova lì perché appartiene realmente al progetto editoriale del sito, oppure perché qualcuno vuole sfruttare la reputazione SEO del dominio che lo ospita?

Nel secondo caso entriamo precisamente nel territorio della Site Reputation Abuse.

Cosa cambia davvero nell’EEA

Fuori dallo Spazio Economico Europeo Google può ancora applicare una manual action alla sezione coinvolta. Nell’EEA, invece, quella manual action non incide direttamente sulle SERP.

Ma Google può fare una cosa forse ancora più interessante: separare quella porzione del sito dal dominio principale nei propri sistemi di ranking.

La separazione è progressiva, e il principio è chiaro: se una sezione esiste soprattutto perché si appoggia a un dominio molto forte, Google può iniziare a chiederle di dimostrare qualcosa di suo.

Ed è esattamente il punto debole della parasite SEO, solo che ora è ben più critico.

Come decide Google che una sezione è “ospite”?

Non basta avere una directory commerciale per finire sotto osservazione, per fortuna. Google cerca di capire quanto quella parte sia realmente integrata nel sito.
Tra i segnali dichiarati ci sono:

  • Design e UX coerenti con il resto del dominio;
  • Qualità editoriale;
  • Autori e responsabilità chiaramente identificabili;
  • Presenza dello stesso contenuto su altri siti;
  • Effettivo controllo del publisher sui contenuti.

In pratica, una sezione curata e gestita davvero dal sito è una cosa. Una cartella appesa al dominio, prodotta altrove e pubblicata soprattutto per sfruttarne la spinta SEO, è un’altra.

Come viene valutata dopo?

Non esiste nessun “Site Reputation Score” pubblico. Peccato, eh?
Google dice semplicemente che quella parte può essere valutata sempre più per i propri meriti.

Tradotto: il dominio forte potrebbe smettere di bastare.

La sezione dovrà reggersi maggiormente sulla qualità delle proprie pagine, sulla propria autorevolezza e sulla reale integrazione con il progetto editoriale.

Come ce ne accorgiamo?

Il primo riferimento resta Search Console, soprattutto per eventuali azioni manuali. Poi conviene monitorare la directory a rischio separatamente: click, impression, query, posizioni e visibilità organica.
Se il dominio continua a stare bene mentre quella sezione perde terreno, merita attenzione.

Per siti internazionali (taaaanto internazionali) c’è anche un altro elemento utile da sfruttare per il check: confrontare le performance nell’EEA con quelle fuori dall’EEA.

Non avremo quindi un bel bollino rosso con scritto “Google non si fida più di questa cartella”.

Google sta affermando che essere dentro un buon dominio potrebbe non bastare più per ereditarne il valore.

Per la parasite SEO è una differenza piccola solo sulla carta, perché se il vantaggio era entrare dalla porta laterale di un dominio forte (anche con investimenti importanti), il rischio ora è ritrovarsi dentro senza avere più le chiavi del ranking.

PS Ma siete aggiornati sull’AI Act, sì? Perché se così non fosse, ecco l’episodio di PALESEO in cui sproloquio in merito.

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